26 Maggio 2024

E l’isola delle “case di fate, morti che sono colpa di donne vampiro, fumi sacri che curano i cattivi sogni e acque segrete dove la luna specchiandosi rivela il futuro e i suoi inganni…(Michela Murgia)” quella che emerge e che diventa l’antichissimo e prezioso palcoscenico del racconto sui “Percorsi femminili in Sardegna“. Il mio lavoro di riscrittura al femminile della Storia, approda nella Regione tra le più antiche al mondo, una terra che affonda le proprie radici nei millenni di storia che sono visibili in ogni suo angolo, in cui si intrecciano avvenimenti e si muovono donne che hanno vissuto intensamente e molte volte cambiato il corso di fatti e di vite. Come per tutti i libri della collana, anche quest’anno, voglio testimoniare di come la traccia si modella man mano attraverso il lavoro di ricerca sui personaggi e le storie, e arriva, alla fine, a determinare la prospettiva originale e unica di una città o, come in questo caso, di una Regione. Nei volumi precedenti della collana sui Percorsi femminili nelle città non ho mai pensato di inserire le protagoniste del ‘900, poiché lo considero un secolo di affermazione e di autoaffermazione delle donne, ricchissimo di letteratura, arte e scienza in cui le donne hanno avuto la libertà di esprimersi. Niente a che vedere con la prigionia dei secoli passati, strette in ruoli determinati per nascita che hanno costretto le donne a sofferenze indicibili, ad un gender apartheid, che le ha condannate a una “sottoesistenza” separata e subordinata, nelle mani degli uomini, dei padri, dei fratelli, dei mariti. Ma la ricerca sulle protagoniste dei “Percorsi femminili in Sardegna” (in lavorazione) è “rotolata” naturalmente nel ‘900, per via di un legame che unisce buona parte delle donne presenti nel libro, sia che abbiano vissuto nel Medioevo, sia che siano emerse nel ‘900. Un’opera più di tutte, “Legarsi alla montagna” di Maria Lai dà il segno di quanto sia importante il ruolo della terra di Sardegna nell’esistenza e nell’affermazione delle protagoniste della storia di quest’isola. E’ sempre presente, in ogni biografia, una relazione strettissima tra le figure femminili e la terra in cui hanno vissuto, combattuto, lavorato. Tutte si sono formate ed hanno acquistato valore, nel loro rapporto fisico e ideale con la terra d’origine. Mai come in questo libro il “dove” e “quando” partecipano prepotentemente alla storia delle donne, della loro esistenza e di come si sono mosse nel tempo in cui sono vissute. Emerge un legame che va oltre ogni riferimento di spazio e di tempo e in cui si intrecciano sentimenti contrastanti di amore e odio, mancanza di libertà e costrizioni identitarie insieme all’ebbrezza di odori, colori, che emergono poi, nell’arte ed in ogni aspetto biografico delle protagoniste del libro. Adelaide Cocco andrà su e giù per la Barbagia, sfidando il mondo chiuso del suo tempo, a dorso di mulo su tratturi accidentati e boschi, per curare i poveri, diventando la prima donna “medico condotto” in Italia. Francesca Sulis dalla terra di famiglia comincerà a piantare gelsi per la bachicoltura, organizzerà dei semenzai e trasformerà i grandi magazzini della tenuta in laboratori per la produzione della seta, diventando la “signora dei gelsi”. E Giolzia di Torres che si sentirà libera solo cavalcando il suo cavallo e nuotando di nascosto e difenderà, da  guerriera, la sua terra dai nemici. Ed ancora Julia Carta che grazie alle piante che raccoglie nei boschi, curerà gli abitanti del suo villaggio, finendo condannata per stregoneria. E poi Grazia Deledda che scriverà: “Se io conto qualcosa nella letteratura italiana, lo devo tutto alla mia isola santa”. Così tutte le donne che sono presenti in questo libro, così Maria Lai con cui abbiamo iniziato e che ha tracciato nell’arte questo legame speciale, questa forza antichissima generata dallo scambio e dall’appartenenza alla propria terra.

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