13 Aprile 2024

L’emergenza sanitaria ribolle. E preoccupa fortemente la condizione di quelle centinaia di migliaia di sardi che subiscono i contraccolpi di questa grave mancanza: mancanza di medici, di cure, di assistenza con la paura, sempre presente, di non farcela a guarire. Il diritto alla cura è un’opzione casuale e lo sanno bene i pazienti del Pronto Soccorso del Santissima Trinità di Cagliari, lasciati nei corridoi in attesa “del primo operatore disponibile”, o gli “esenti” lasciati senza fondi dalla incapacità della Regione, o ancora coloro che sopportano esasperanti attese al Pronto Soccorso del Santissima Annunziata di Sassari, in cui la situazione non migliora nei reparti: in cardiologia, solo per citare un esempio, sino a ieri erano diversi i pazienti ricoverati in corsia, per mancanza di posti nelle camere. Pazienti, soprattutto anziani, maggiormente esposti a rischi, privi anche di un campanello per chiamare in caso di necessità. E ancora, a Lanusei, dove nel presidio sanitario Nostra Signora della Mercede scarseggiano i medici specializzati e i pazienti più gravi devono essere trasportati d’urgenza a Nuoro. Per chiedere conto di questa situazione esplosiva e svegliare una gestione regionale in affanno a causa delle scelte sciagurate di coprire o anche “accompagnare” l’arricchimento, finalizzato all’arricchimento e non alla migliore qualità di cura, del privato a scapito del sistema sanitario pubblico, oltre ottomila persone, nel mese di Ottobre, da tutta l’Isola, hanno provato a marciare a Cagliari per la Sanità. Organizzata da Cgil, Cisl e Uil, si è svolta una manifestazione dal titolo “Curiamo la Sardegna”, la cui parola d’ordine è stata: BASTA. C’erano un po’ tutti coloro che da tempo si battono per migliorare la condizione del sistema di cura sardo, associazioni dei malati, il mondo del volontariato o del Terzo Settore. Mancanza grave: molti amministratori che a livello locale dovrebbero rispondere di chiusure e carenze ma che, invece, non pensano affatto di dovere sfilare e protestare insieme ai malati anziché coprire e difendere i danni della cattiva gestione regionale.  “Non c’è un’organizzazione adeguata dei servizi e nemmeno una programmazione socio-sanitaria nel territorio” hanno denunciano Cgil, Cisl e Uil sottolineando che “il caos gestionale riguarda tutte le strutture, con una forte carenza di operatori sanitari”. Secondo i sindacati i reparti degli ospedali e i Pronto Soccorso sono allo stremo. Cgil, Cisl e Uil denunciano inoltre l’assenza, in tantissime aree, del livello minimo di cure, assistenza e prevenzione, la carenza di medici generici, guardie mediche o pediatri. “Il risultato – spiegano – è che ai cittadini sardi viene negato il diritto alla salute, perché le liste d’attesa sono infinite, interventi anche urgentissimi vengono rimandati, i servizi pubblici sono di fatto inaccessibili. Chi può pagare può curarsi, magari anche fuori dalla Sardegna, gli altri no”. Chiedono un Tavolo urgente, i sindacati “con soluzioni immediate”.

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