13 Aprile 2024

Percorsi femminili nelle città è una collana editoriale ma anche il riscatto da una storica cancellazione ai danni di ammirevoli figure femminili e dei luoghi che le hanno viste protagoniste. Il racconto di quel segno, così come della relazione, potente, tra spazio urbano e memoria storica delle donne che l’hanno attraversato, è alla base della collana sui Percorsi femminili nelle città. Tutto è cominciato da un’esperienza personale che mi ha aperto gli occhi sul peso della memoria e sull’importanza di raccontare un pezzo della mia vita per mantenere vivo il ricordo delle donne che ne hanno fatto parte e fissare le immagini di una città, Roma, la mia città. Un primo passo del cammino verso l’idea di “costruire” una memoria storica collettiva che consideri anche il genere femminile.

Ho cominciato con Percorsi femminili a Roma nel 2021, per poi proseguire quest’anno con Napoli. La prossima scadenza sarà nel 2023 a Milano (in lavorazione). Già da questi primi volumi, sono riemerse dall’oblio e dalla dimenticanza, tante protagoniste incredibili della storia, dell’arte, della ribellione, dell’affermazione sociale e politica in un mondo dominato dal maschile. Ridar loro una vita, segnarne i luoghi e accompagnarle verso l’immortalità: questo il progetto della collana. E, soprattutto, farle conoscere ai viaggiatori e alle viaggiatrici del nostro tempo.  I libri della collana Percorsi femminili nascono infatti come guide turistiche per entrare a far parte, a pieno titolo, dell’offerta turistica delle città, con itinerari dedicati, racconti popolari, immagini e soprattutto le biografie di tutto il panorama di donne che, quelle città, le hanno vissute e a volte dominate.

Una riscrittura della Storia che contempli anche il femminile e ricostruisca una memoria che lo metta in luce nel suo giusto valore e non, in molti casi, raccontando figure verosimili di un vissuto e di una storia che si fa altrove. E’ antico il disinteresse del maschile, quando non una esplicita riprovazione, all’ingegno e al valore femminile. Questo disinteresse ha attraversato tutti i secoli, si è intrecciato con i cambiamenti storici e politici ed ha prodotto una cancellazione totale del contributo che le donne hanno portato nell’arte, nella storia e nella cultura. Tutto è sempre passato attraverso la disponibilità degli uomini ad aprire spazi delimitati in cui artiste, intellettuali, combattenti hanno potuto esprimersi e far valere il proprio punto di vista. La Storia poi, ha fatto il resto.

Scoperchiare questo scrigno di figure sorprendenti dà alle città un valore aggiunto: nessun viaggiatore o viaggiatrice potrà più visitarle senza attraversare il segno femminile.

Oggi è il tempo.

Il mio lavoro editoriale attraversa tutti i secoli ma, volutamente, esclude il ‘900, che per le donne è stato un tempo di affermazione di sé e di grandi progressi personali e collettivi. Un secolo di opportunità che è stato vissuto ma anche raccontato da una ricchissima produzione femminile che ben testimonia il passaggio autentico che il movimento delle donne ha impresso alla Storia.

Un altro importante obiettivo della collana è quello di coniugare un’opera letteraria frutto di una lunga ricerca storica con una semplice guida turistica: tradurre la cultura “alta” di un’elite per renderla racconto e immagini alla portata delle persone comuni.

Il primo volume della collana “Percorsi femminili a Roma” riprende la forma antica dell’itinerario di una città che è stata crocevia e origine delle arti in cui molte donne hanno lasciato un segno: Tra le tante, Plautilla Bricci (1600) “l’architettrice” che disegnò per prima la Scalinata di Trinità dei Monti, Lavinia Fontana (1600) la pontificia pittrice che ha lasciato opere straordinarie per la loro dirompenza, Ortensia (42 a. C.) la prima avvocata romana che tiene il suo discorso in difesa delle donne nel Foro Palatino nel 42 a.C., Maria Rosa Coccia (1700) la prima Maestra Compositora Romana, la prima donna ad essere ammessa all’Accademia Romana di Santa Cecilia, ma che non ha mai visto riconosciuti i suoi talenti, la grandissima Artemisia Gentileschi, Vannozza Cattanei ((1400) una cortigiana “dabbene” favorita di Rodrigo Borgia che diventerà Papa Alessandro VI, madre di Lucrezia Borgia e abilissima imprenditrice, Clodia nobildonna romana del I Secolo a.C. appartenente alla Gens Claudia, la Lesbia di cui è innamorato Catullo, alla quale dedica le odi d’amore che sono arrivate fino ai giorni nostri (Apuleio lo rivela).

Il secondo volume “Percorsi femminili a Napoli” approda nella città della luce, che ben hanno saputo esprimere nell’arte, i macchiaioli frequentatori della Scuola di Resina, la città delle verità e dei misteri, dell’ovvio e del fantastico, in un equilibrio perfetto. In questo secondo volume, Napoli svetta e si fa polo vitale della ricomposizione delle biografie ma anche dei luoghi urbani. Gli itinerari ci introducono anche nei fatti e nelle leggende popolari, spiegandone la verità storica o la pura fantasia. Ogni segno calato in un luogo della città esistente o ricostruito. Per fare questo, Napoli mi ha dato una mano importante perché è ricca di vedute e mappe storiche che hanno rappresentato uno strumento di ricognizione indispensabile nella ricostruzione di luoghi, una fonte preziosa per ricreare quel tessuto urbano, a volte non più esistente, dove le mie protagoniste si sono mosse: le vedute a “volo d’uccello” come quella disegnata da Alessandro Baratta nel 1626; e, dalla seconda metà del Settecento, le Piante scientifiche come la Mappa  topografica della città di Napoli e de’ suoi contorni del 1775, ideata da Giovanni Carafa, Duca di Noja e poi tra il 1802 e il 1804, la Pianta di Luigi Marchese, uno dei più interessanti cartografi napoletani dell’epoca. Le vedute e le mappe storiche sono stati preziosi strumenti per risolvere il rebus della ricostruzione, dell’individuazione di luoghi e del riconoscimento delle tracce ancora visibili. Tra le tante donne, Giulia Gonzaga (1500) simpatizzante delle “eresie” sorte nella prima metà del XVI secolo sull’onda della predicazione di Lutero e del riformista Calvino. A lei dobbiamo la nascita del primo movimento femminile religioso a Napoli ispirato alla dottrina valdese, Bernardina Pisa (1600) una delle maggiori protagoniste della rivoluzione napoletana del 1647. Moglie di Masaniello, ma soprattutto intrepida combattente, tanto da essere nominata “viceregina” del popolo, Giulia de Caro (1600) “cantarina” e commediante, tra grandi difficoltà di vita, mentre si prostituisce come “pubblica puttana”, studia caparbiamente musica e diventa la prima impresaria musicale della città di Napoli, Marianna De Crescenzo “la Sangiovannara” (1800) “capintesta” della camorra femminile napoletana, strenua combattente, impropriamente detta “donna di Garibaldi”, che coordina molte delle attività cospirative, dalla sua taverna di Pignasecca, Maria detta Puteolana (1300) figura realmente esistita o leggendaria “Bradamante”, guerriera al seguito di Roberto D’Angiò? Petrarca la incontra e ne tesse le lodi, Trotula De Ruggero (1050) la prima medica e ginecologa d’Europa, di cui per tanto tempo è stata messa in discussione l’esistenza, è stata scienziata ed esperta di “cose femminili” in una celebre scuola medica salernitana e in un mondo dominato dal maschile,  Giovanna II d’Angiò (1300) una regina prigioniera del suo stesso Regno, dileggiata dalla letteratura scritta su di lei e tenuta rinchiusa, a “gestire” un potere in un tempo ostile, il Medioevo, tra i più bui per le donne, agitato e convulso, in una Napoli ingovernabile, in preda a lotte di potere fratricide. Su Giovanna II la leggenda e un alone fosco e cupo prenderanno il sopravvento rendendo difficile raccontare di lei senza fare i conti, in ogni passaggio, con le dicerie, le malevolenze, che rappresentano oggi la storia “verosimile” di quel personaggio.

Il terzo volume “Percorsi femminili a Milano” è ancora in lavorazione, uscirà l’8 Marzo del 2023, ma già dalle prime battute evidenzia tratti di forte unicità. Per raccontare il protagonismo femminile a Milano è indispensabile, infatti, entrare “mani e piedi” all’interno dei grandi fatti storici che hanno attraversato la città in varie epoche: fatti incredibili di oppressione, sangue, ribellione. Perché solo infilandocisi dentro come cani da tartufo, si scovano figure femminili che hanno vissuto intensamente e molte volte cambiato il corso dei fatti e delle vite. Dai processi contro l’eresia, dei tribunali dell’inquisizione, in pieno Medioevo, si possono estrarre storie di donne tenaci, coraggiose fino a morirne come Guglielmina di Boemia e Maifreda da Pirovano, così come i periodi del colera del XVI e XVII secolo mettono in luce il ruolo di tante guaritrici bruciate sui roghi della caccia alle streghe come è accaduto a Caterina Medici e Arima, passando poi per le ribelli carbonare, “le giardiniere” della prima fase del Risorgimento, dopo il 1821, che si radunavano nei loro giardini “vendite carbonare”, per partecipare attivamente alla causa dell’unità nazionale come Bianca Milesi, Clara Maffei e Cristina Trivulzio di Belgioioso. Una Storia in cui si sono mosse in tante, e in tante sono morte senza un ricordo, al più una targa per le più fortunate.

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