18 Giugno 2024

Si svolgerà domani sera alle 18.00, nella Sala Meeting dell’Hotel President a Olbia l’incontro, organizzato dalla Consulta Terranoesa, su “L’aviatore di Azzanì”, alla presenza di Massimo Bonacossa e Marcello Cabriolu.

L’aviatore di Azzanì, alias Pietro Bonacossa, era un pilota della Regia Aeronautica Militare originario delle campagne di Lori Porto San Paolo. Nato nel 1904, nella sua carriera aveva volato come pilota specialista di Galeazzo Ciano nella XV° Squadriglia, “La disperata”, e aveva proseguito fino al congedo nell’aeroporto di Venafiorita a Olbia. Appassionato di fotografia al punto da spendere tutto il suo primo stipendio nella macchina che lo accompagnerà in tutti i suoi voli, ha lasciato in eredità oltre millequattrocento fotografie. Non si tratta di foto di regime, ma di una vera e propria testimonianza archeo-antropologica, come ci ha spiegato l’Archeologo Marcello Cabriolu che si è occupato della futura pubblicazione e che ho intervistato telefonicamente:

M.C. “Ho applicato la metodologia della ricerca archeologica e ho impiegato due anni dapprima per riordinare, poi per ricollocare le fotografie a livello geografico, perché parte di esse avevano delle didascalie dello stesso Bonacossa, ma molte altre no e stiamo parlando di scatti fatti anche durante la guerra in Etiopia. Quindi è stato un lavoro difficile”.

C.G.: Da cosa nasce questo tuo interesse per Bonacossa?

M.C.: “E’ una figura che già conoscevo e quando due anni fa è uscita una for papers dell’Aeronautica su delle figure importanti di aviatori, ho partecipato con entusiasmo. Quest’anno è il centenario dell’Aeronautica Militare, quindi rendere noto il lavoro oggi ha un grande valore simbolico”.

C.G.: Abbiamo detto che non sono foto di regime. Stiamo parlando solo di scatti di guerra, o Bonacossi ritraeva anche altro?

M.C.: ” Pietro Bonacossa è stato prima di tutto un ragazzo normale che, diventato aviatore, ha potuto girare il mondo. Era ovviamente un uomo curioso, e gli scatti hanno un valore antropologico importante proprio perché ritraggono soprattutto scene di quotidianità, dal Giro d’Italia alle popolazioni indigene in costume”.

Ho sentito anche Massimo Bonacossa, uno dei figli di Pietro:

C.G.: Che cosa simboleggia per lei quest’interesse da parte dell’Aeronautica ala figura di suo padre?

M.B.: “Il maggior riconoscimento è soprattutto a un uomo che ha vissuto in un periodo storico complesso e che avrebbe potuto fare una scelta di comodo continuando la sua carriera militare al termine della Seconda Guerra Mondiale, e che invece ha preferito ritirarsi nella sua frazione di origine, Azzanì, e dedicarsi all’attività agropastorale”.

In conclusione, ringraziando Marcello Cabriolu e Massimo Bonacossa per la cortese collaborazione, è sicuramente un appuntamento da non perdere, perché da quelle foto in realtà possiamo vedere parte del passato di ognuno di noi come valore universale della storia.

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